Prima che un codice per ogni quartiere dividesse la città, Milano era una: un'unica identità, un solo CAP.
Proprio da questa idea nasce: Venticento. Cinque ragazzi hanno deciso di fondare una squadra partendo da lì: da quell'idea di unità che a Milano, nel tempo, sembra essersi persa.
Perché in campo funziona così:
NON conta chi sei o da che quartiere vieni.
Conta solo quanto sei disposto a dare per la maglia e per chi la indossa insieme a te.
Le prime idee nascono tra tre amici: si valutano format diversi, dal calcio a 7 ai tornei estivi. Il sogno di una squadra a 11 sembra troppo ambizioso, troppo costoso. L'idea viene momentaneamente messa da parte.
L'idea torna a bussare, stavolta con più convinzione. Forse non era così folle.
Un confronto con un ragazzo della Virtus Romana, che racconta la propria esperienza di fondazione, dà la spinta che mancava. Da lì in poi si comincia a fare sul serio: raccolta idee, primi passi concreti.
Atto costitutivo e statuto depositati in Agenzia delle Entrate. Il club esiste ufficialmente.
Ventuno giorni per iscriversi al campionato: apertura del conto corrente societario, pratiche burocratiche, ostacoli continui. Un percorso intenso, portato avanti senza mai fermarsi.
Parte del gruppo fondatore parte per il Portogallo, ma l'iscrizione va completata comunque — senza connessione stabile, a distanza, grazie al supporto costante di chi è rimasto a Milano.
Iscrizione al campionato completata l'ultimo giorno utile disponibile.
Ricerca e tesseramento dei giocatori, fornitori per kit e maglie da gara, tutto pronto in vista dell'esordio in Terza Categoria.
Il resto della storia lo scriviamo in campo, partita dopo partita.